Glenn Cooper

Glenn Cooper, i biglietti da visita e la multipotenzialità

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A volte un romanzo – anche il più impensabile – può offrirti spunti molto utili per comprendere meglio realtà, fenomeni, temi che hai deciso di approfondire. E quindi ti aiuta a conoscerti meglio. Non ci avrei mai creduto, ma mi è successo leggendo La biblioteca dei morti di Glenn Cooper e studiando la multipotenzialità.

Hai letto La biblioteca dei morti?

Uno dei protagonisti del romanzo ha una doppia identità: con il nome Mark Shackleton è conosciuto da tutti e svolge il suo lavoro di ingegnere informatico in un luogo segreto (l’Area 51) con il nome Peter Benedict firma invece le sceneggiature che propone alle case cinematografiche di Hollywood.

All’inizio del romanzo Mark è a una rimpatriata con i suoi vecchi compagni di scuola. Tutti si confrontano sulle loro attuali professioni. «Mi occupo di sicurezza informatica» dice lui, poi aggiunge «Scrivo anche, come attività secondaria». Ma a nessuno dei suoi amici interessa la sua attività secondaria.

Più avanti, quando siamo nel vivo della storia, Peter Benedict sta bevendo una birra in un casinò e l’uomo che è con lui gli chiede «Che lavoro fai nella vita, Peter?».

La risposta sembra fin troppo scontata: se Mark è l’informatico, Peter è lo scrittore. Ma non perdiamo di vista la narrazione.

Grazie a questo scrittore ho capito quanto fossi attratto da ciò che definisco “molteplicità professionale”. Tra l’altro questo incontro è avvenuto in una fase delicata della mia vita: ero prossimo alla laurea e stavo per entrare nel turbolento mondo del lavoro.

Alla domanda dell’uomo, Peter/Mark è indeciso su cosa rispondere: «Uno scrittore? Un giocatore d’azzardo? Un analista informatico? Come una slot-machine, le possibilità ruotarono finché i rulli non si fermarono».

Al di là della storia, c’è un aspetto molto importante che bisogna evidenziare: a ogni nome corrisponde una identità professionale. Mark non si spaccia per uno scrittore, ma scrive davvero e desidera ardentemente che le sue sceneggiature siano apprezzate. Nello stesso tempo lavora ufficialmente come informatico, ma i suoi compiti sono top-secret.

Perché ti sto raccontando questo?

Prova a ricordare quante volte ti sei trovato o trovata in situazioni simili a quelle di Mark, con qualcuno che ti chiede che lavoro fai e tu passi in rassegna i tuoi biglietti da visita. Ci sono i biglietti passati che ti hanno identificato fortemente ma che non rimpiangi, ci sono quelli mancati così come quelli che sogni di avere in tasca. Scorri i presenti, quelli che materialmente porti con te e quelli mai esistiti, ma che esprimono quella parte di te che hai chiuso in un baule o che vorresti vivere di più.

A me è capitato spesso. Bisogna riuscire a dare una risposta esaustiva – per se stessi e per l’interlocutore – senza cambiare identità professionale ogni volta e,… senza cambiare nome. Anche se a volte lo vorremmo, non siamo in un romanzo!

Avere una identità professionale unica e ben definita scioglie ogni dubbio, ma non è una condizione che riguarda tutti. Infatti molte persone si realizzano professionalmente seguendo più percorsi, hanno più biglietti da visita che raccontano una stessa identità.

C’è anche un altro motivo per cui ho deciso di parlarti de La biblioteca dei morti.

Se a casa hai un libro di Glenn Cooper o sei in libreria e puoi prenderne uno in mano, ti invito a leggere il risvolto di destra del libro. Forse ti stupirai come io mi sono stupito la prima volta che l’ho letto. Secondo me è impossibile non essere attratti dalla molteplicità professionale dell’autore che è stato anche archeologo, medico, imprenditore e produttore cinematografico. Forse anche Glenn Cooper si è trovato più volte a dover scegliere tra diverse possibilità di presentazione, proprio come il suo personaggio.

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Non a caso ho dedicato il primo capitolo del libro sulla multipotenzialità proprio a Glenn Cooper.

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Scritto il 8 Luglio 2019
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