Lara Corsini

Intervista a Lara Corsini, multipotenziale “Esploratrice di Storie”

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Multipotenzialità, cambiamento e scelte.

Come sostengo da circa un anno, saper vivere la propria multipotenzialità e realizzarsi come multipotenziale non significa organizzare la giornata in modo da incastrare tutti gli impegni – lavoro, corsi, passioni, interessi, famiglia, relax, benessere, etc. – ma capire il peso e il valore di ogni attività nel corso del tempo.
La multipotenzialità, infatti, non è efficienza, bensì la capacità trovare realizzazione in un personale percorso molteplice fatto di scelte, equilibri e valori.
Su questa linea di pensiero agisce Lara Corsini, professionista nella comunicazione digitale e, come ama definirsi, “Esploratrice di storie”.

Ciao Lara , come hai incontrato la parola “multipotenzialità” e perché ti definisci “multipotenziale”?

Come tanti, un primo approccio al termine è avvenuto con il TED Talk di Emilie Wapnick, che ricordo di aver visto poco dopo la sua uscita. La provocazione “c’è chi non ha una vera e unica vocazione” ha lasciato un’impronta su di me. Era un periodo “strano” della mia vita, in cui ero in profonda crisi orientativa e stavo cercando di reinventarmi. Ho ripensato a quello speech dopo circa un anno e mezzo dopo, quando mi è ricapitato davanti grazie a un’attività da volontaria per TEDxTreviso. Ne sono rimasta folgorata.

Sentivi e sapevi già di non avere una sola vocazione, di essere attratta da una molteplicità di professioni?

Assolutamente sì, non avrei saputo dare un nome a questa tendenza e sinceramente più di qualcuno mi ha rimproverato perché, dopo la laurea e le prime esperienze, ancora non sapevo rispondere alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”. Mi ha sempre messo ansia, sembrava quasi che rispondendo in maniera definita e definitiva dovessero automaticamente escludersi tutte le altre possibilità.
Da bambina, mi immaginavo a raccontare storie in una biblioteca persa tra i boschi, scoprire mondi nuovi come gli esploratori, diventare Guerriera Sailor, solcare le strade di Chicago con i Biker Mice, o far esplodere un laboratorio grazie ai miei esperimenti chimici.
Ma non bastava e con l’adolescenza ho sognato più in grande. Prevedevo di mettere in piedi un mega-parco commerciale di cui sarei stata proprietaria, una realtà piena di negozi, agenzie e attività che mi avrebbe permesso di orbitare tra tutti gli ambiti che mi ispiravano: informatica, musica, libri, innovazione digitale, traduzioni, laboratori di ricerca, formazione per l’infanzia e la terza età, veterinaria e chi più ne ha, più ne metta. Inconsciamente ero orientata verso diversi ambiti e direzioni.

Una bella varietà, insomma. E poi? Quali sono stati i tuoi percorsi?

Dal mio profilo LinkedIn puoi renderti conto del mio melting pot di esperienze, tra carriera accademica e professionale! Fin dalle scuole superiori, ho invidiato il modello americano che permette di scegliere un percorso personalizzato: sono finita in un liceo scientifico sperimentale, con due lingue straniere, disegno tecnico e arte, ma negli anni mi sono domandata se non sarebbero stati più adeguati un turistico, linguistico, ITIS o classico.
La crisi vocazionale di maturità stava per spingermi in un periodo sabbatico di lavoro o ad accontentarmi di qualche indirizzo che rappresentava tutto e niente. A metà estate ho scoperto un corso universitario che fondeva lingue orientali, economia, diritto e relazioni internazionali. Erano tutte materie nuove ed è stato un innamoramento a prima vista.
Sono stata felice della mia scelta e con il tempo ho accettato anche i limiti che comportava confrontarsi con studenti più focalizzati di me. Nel frattempo tenevo lezioni private, viaggiavo, partecipavo a progetti di innovazione nel territorio e ad associazioni di volontariato, riscoprendo la passione per cinema, fumetti e formazione giovanile. Ho iniziato a “giocare” con la videocamera, imparando a montare video e le prime tecniche di video-storytelling.
Insomma, non riuscivo a stare ferma e per un periodo ho vissuto anche all’estero per studio.
A due mesi dalla laurea specialistica, ho trovato lavoro come hostess e interprete a Expo Milano 2015. Nonostante la bellissima esperienza, ho avuto la netta consapevolezza che non avrei voluto fare quel lavoro per tutta la vita.
Ho iniziato a mandare richieste ad aziende varie e tanto alle fiere del lavoro quanto ai colloqui personali, i selezionatori finivano con il chiedermi “Sì, ma quindi, di preciso, lei che vorrebbe fare da noi?”
Sono letteralmente scappata da questa domanda appena concluso il contratto ad Expo, viaggiando per tre settimane in Europa. Al mio ritorno ho trovato e fatto richiesta di partecipazione per un corso professionale che mi ispirava molto, nell’ambito del social media management e della comunicazione digitale. È un ambito in cui riuscivo a tessere i fili dei miei vari interessi passati e presenti. Ed è il settore in cui ora mi identifico, ufficialmente.

A riguardo ti racconto un aneddoto: sono riuscita a mettere in difficoltà uno psicologo del lavoro, proprio durante questo corso. Il programma prevedeva un confronto con lui per chiarire come sviluppare il percorso, quindi ho iniziato a elencare esperienze, competenze e via dicendo. Gli altri giovani del mio gruppo, una volta usciti dal suo studio erano più sereni: io avevo più confusione di prima, e lo psicologo con me.

Ho viaggiato in Interrail per l’estate 2016, poi al mio rientro si sono palesati sei mesi di disoccupazione. Una situazione frustrante, ho inviato tantissimi curricula e mi sono stati proposti solo stage. Ho avuto poi l’opportunità di lavorare a un progetto italiano temporaneo con sede a Londra, come giornalista/social media manager. Esperienza interessante e persone splendide, ma alla fine del periodo (che non prevedeva assunzione) ho deciso di tornare in Italia. Ma avevo qualcosa in mente che poi è diventata realtà. A settembre 2017 ho finalmente aperto Partita Iva e ho scelto io a cosa e con quale etica lavorare. È una decisione che racchiude gioie nonostante la sensazione continua di precarietà, ma in questo modo posso sfruttare e far valere molte delle mie competenze.

Dopo tutta questa strada cosa c’è scritto nel tuo biglietto da visita?

Il biglietto è sempre stato un elemento critico! Ho optato per “Professionista della comunicazione digitale”, ma non mi sembra soddisfacente. Così mi definisco “Esploratrice di storie”: mi piace di più, lascia più spazio d’azione e fa intendere il mio approccio, che vuole andare oltre una comunicazione stantia e asettica. Mi occupo anche di contenuti, promozione e marketing per le piccole realtà usando la fotografia e il videomaking per costruire una presenza digitale basata sulle persone e non solo sui numeri.

La realizzazione personale non è data da tutto ciò che si sceglie di iniziare, ma anche dalle attività che via via decidiamo di lasciare perché ci hanno dato abbastanza, aggiustando la nostra rotta. Com’è il tuo rapporto con il cambiamento e le scelte?

Io e il cambiamento siamo vicini di casa! Mi ribalta la vita come Alessandro Borghese ribalta i risultati nelle sue trasmissioni. Metterà anche un po’ d’ansia, ma è una componente fondamentale della vita e bisogna saperla gestire.
Come educatrice volontaria ho avuto modo di parlare tanto con adolescenti e ragazzi in procinto di scegliere cosa fare della propria vita, soprattutto dopo la maturità.
Il punto critico è essenzialmente uno e parte da un preconcetto molto chiaro: . Immagino sia una condizione dettata dalla società d’oggi, ma fa montare in loro un terrore tremendo, unito all’ansia di scegliere una strada piuttosto che un’altra.
Vuoi darti al commercio e marketing estero? Scordati la creatività. Vuoi metterti a fare video o scrivere? Farai la fame e ci saranno sempre persone più qualificate e specializzate di te (alias: sindrome dell’impostore, che immagino affligga tanti multipotenziali).

Molto interessante questo aspetto, che ci rimanda alle origini della parola multipotenzialità in ambito educativo. Puoi raccontare quale esperienza con i ragazzi?

Durante un campo estivo, la scorsa estate, un gruppo di diciottenni sono rimasti sbalorditi quando ho iniziato a spiegare tutti i cambi e le scelte fatte nel mio cammino professionale, dicendo che intendevo la “vocazione” non come una e una sola professione, che può variare nel tempo per ragioni che non possiamo prevedere, ma il modo in cui voglio vivere, lo stile di lavoro e l’etica che rimane sottesa a qualunque mia azione professionale o personale.

Della tematica ho parlato anche nel mio blog, nel quale spiego che per affrontare il cambiamento ho imparato a pormi tre domande chiave:

  1. Ho apprezzato l’esperienza che ho vissuto, nel momento in cui l’ho vissuta?
  2. Cosa ho imparato e/o cosa porto con me, ora che cambio strada?
  3. Ho fallito? E se ho realmente fallito, ho avuto bisogno di provare il senso di fallimento per rendermi conto di dover cambiare?

Da questi ragionamenti, ho concluso che non sono capace di rimanere sempre la stessa persona, riconsiderando le mie idee e le mie competenze di tanto in tanto. La scorsa estate avrei scritto fino allo sfinimento, in autunno mi sono data alla fotografia spassionata e ora sono in procinto di lanciare un progetto di Video Storytelling durante un viaggio in Giappone. Per quanto ne so, il prossimo anno potrei anche aprire un chiosco in Costa Rica o essere assunta all’ONU, e andrebbe bene così. Sarebbero nuove sfide, nuove esperienze e potrei sempre, sempre fare tesoro di quello che ho raccolto negli anni passati, lasciando andare quello che serve. Sarà una visione idealistica, eppure in fondo mi fa vivere bene. Di sicuro, ora vivo il quotidiano meglio di come sia stata per metà della mia vita, afflitta dal pensiero che tutti sapessero cosa fare della propria vita, tranne me.

Dopotutto, oggi gli stimoli sono moltissimi, tra percorsi formativi utili a sviluppare nuove capacità e professionalità. La stessa attività lavorativa richiede una formazione continua, e in questo modo è sempre più facile fare nuove scoperte. È un terreno fertilissimo per un multipotenziale, perché non rischia di mettere il freno al proprio desiderio di ricerca continua. Come dico spesso “oggi è il momento giusto per la multipotenzialità”.

Sono d’accordo. Per questo è necessario parlare ai più giovani, scombinare le carte in tavola e adottare una comunicazione diversa. Se a 18 – e anche a 25 o a 30 – non hai deciso cosa farai fino alla pensione, non c’è nulla di strano. Il cambiamento può subentrare in qualunque momento, e allora sta a noi reinventarci di conseguenza, sfruttando l’occasione a nostro vantaggio. È sicuramente difficile, ma l’ambiente di “crescita continua” e lifelong learning che adesso sta proliferando, per fortuna, viene molto incontro a queste esigenze e inclinazioni. Quindi, come sempre dici tu Fabio, ora è il momento giusto per parlare di multipotenzialità e viverla.

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Tante esperienze, desideri e incertezze, ma soprattutto tanta vita e passione in questa chiacchierata con Lara Corsini. Perché in fondo la scelta al bivio e il saper dire “no” a qualcosa sono alcuni importanti fattori di realizzazione di un multipotenziale, grazie ai quali può sviluppare la sua ricerca di molteplicità.
Attendiamo allora i nuovi percorsi e i nuovi progetti di Lara seguendo il suo blog e le pagine social Facebook e Instagram.

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Scritto il 29 Gennaio 2019
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