Chi è un copyvoicer? Intervista a Lorenzo Abagnale

Intervista, Multipotenzialità Commenti (0)

Ho conosciuto Lorenzo Abagnale online, su Linkedin, qualche mese fa. Aveva appena ordinato il mio libro e ancora prima di averlo tra le mani abbiamo iniziato un vivace confronto sulla multipotenzialità.
Ci trovavamo entrambi in un momento particolare della nostra vita: io avevo iniziato da poco a curare questo blog e lui stava progettando il suo nuovo sito (o, come gli piace definirlo, la sua “casa digitale“) dando una immagine, un testo e una voce alla sua identità professionale.
Ora tutto ciò ha un nome ben preciso, quindi ho proposto a Lorenzo un’intervista per raccontarci chi è, cosa fa e quale è il suo rapporto con la multipotenzialità.

Ciao Lorenzo, entriamo nel vivo del tema che ci sta a cuore: quando hai scoperto la parola “multipotenzialità”?

Se intendi quel folgorante momento in cui sono incappato nel TED Talk di Emilie Wapnick, ti dico che correva l’anno 2016. Non potrei mai dimenticarlo: quei dieci minuti hanno cambiato l’idea che avevo di me e quindi la prospettiva per il futuro.

Prima di scoprire questa parola avevi già capito di essere attratto dalla molteplicità professionale?

Ahimè, sì. Dico “ahimè” poiché la mia croce e delizia è sempre stata quella di essere interessato a moltissimi argomenti e settori e “portato” per più materie. Poi crescendo sono stato attratto da molte professioni diverse tra loro.

Quali percorsi comprende la tua carriera?

Dopo i primi passi universitari tra l’ingegneria e l’informatica, mi sono reso conto che i freddi numeri e i bit non facevano per me. Così ho scelto un campo di studi che a stento conoscevo: Scienze della Comunicazione. Mi sembrava un corso di laurea perfetto, articolato tra discipline umanistiche, creative e scientifiche.

Mentre frequentavo la magistrale in Industria Culturale e Comunicazione Digitale a La Sapienza di Roma ho seguito il corso avanzato in Comunicazione e management tenuto da Sky, Università di Tor Vergata e Fondazione MAXXI. Quindi ho lavorato all’ufficio stampa di Sky.

Ovviamente tutto ciò non mi bastava. Durante gli studi ho colto ogni occasione per conoscermi più a fondo e sperimentare più cose possibili. Ho frequentato un laboratorio teatrale, ho collaborato a progetti universitari, mi sono “immerso” nel podcasting e mi sono messo alla prova in ciò che suscitava la mia curiosità digitale.

Nel frattempo ero diventato anche uno speaker con all’attivo diversi lavori tra spot e documentari.
Inoltre, dopo la laurea magistrale, è iniziato il mio vorace percorso di specializzazione del tutto autonomo e personale (che porterò avanti fino a 99 anni, se ci arriverò), che mi fa capire sempre più cose sul tipo di comunicatore che voglio diventare.
Ho quindi seguito corsi di digital marketing e coding, mentre ho divorato testi su copywriting, storytelling e molti altri argomenti connessi. (Ciao, Amazon Prime. Ringrazio te e i tuoi corrieri. Il mio comodino, invece, vi ringrazia molto meno).

In mezzo a tutto questo ho trovato anche del “tempo libero” per coronare un sogno: ho seguito un corso professionale di doppiaggio.
Sono un doppiatore certificato e attualmente lavoro come speaker (o voice actor, se mi consenti una dicitura più corretta) per TheSoul Publishing, un media publisher internazionale che sforna migliaia di video al mese su YouTube.
Questo mi lascia il tempo di continuare a farmi le ossa come comunicatore collaborando con web agency, società di comunicazione e realtà più piccole.

 
Lorenzo Abagnale copyvoicer
 
Cosa scriveresti oggi sullo spazio limitato di un biglietto da visita?

Copywriter. Al momento è questo il ruolo professionale “riconosciuto dalla società” per il quale più mi sono formato e nel quale mi rivedo. Anche se, come dico spesso, sono un “copywriter in senso lato”.

Me lo immaginavo: nulla di definito una volta per tutte. Perché in senso lato?

Perché mi riconosco anche come content creator e storyteller. Sono professionalità che sento mie, sopratutto ora che lavoro come consulente di comunicazione.
E, se apro una finestra sul mio futuro, mi vedo autore, redattore o sceneggiatore di programmi per la TV, la radio o altri media, settori con i quali mi sono frequentemente e fortemente contaminato nel mio percorso di studi e lavorativo.

Questo però è solo la metà di ciò che sono.
Non posso soffocare ciò che oggi mi dà notevoli soddisfazioni professionali, creative ed economiche: lo “speakeraggio” e il doppiaggio. Sembrava solo una passione e invece è diventato un lavoro.

Ecco come è nato “Il CopyVoicer”: mettendo insieme un copywriter che è diventato un voice actor.

Mi spiace Fabio, in teoria dovrei avere due biglietti da visita, uno solo non basta. Servirà più inchiostro del solito.

Non credo sia un problema. Però voglio capire meglio chi è un copyvoicer. E chi è Lorenzo Abagnale CopyVoicer.

Un copyvoicer è anzitutto un compromesso.

È un modo, per me, di racchiudere in un’unica parola, seppur duplice, le mie due anime professionali: copywriter e voice-over actor, contratto in “voicer”, ossia “colui che dà voce”.
Mi piace molto l’espressione “dar voce” poiché ha anche una valenza simbolica, specie in merito al mio progetto di blogging: attraverso i miei articoli, il mio podcast e (spero presto) i miei video, lo scopo è “dar voce” al mondo della comunicazione parlandone nei miei contenuti.
Ne voglio parlare sia in forma scritta, con miei articoli, sia orale, attraverso il mio podcast.
Quindi,  “Il CopyVoicer” è un marchio identificativo – se fossi già famoso lo definirei brand – che rappresenta il miglior riassunto possibile di tutte le mie competenze professionali.
E da questo riassunto è nato il mio nuovo sito e blog copyvoicer.com.

Devo però riconoscere un precedente.
Ad oggi ho conosciuto, seppur “internettianamente”, solo un’altra professionista che potrebbe tranquillamente definirsi copyvoicer: Chiara Gandolfi di BalenaLab, un’agenzia di comunicazione con cui collaboro occasionalmente con i miei voice-over.
Chiara si definisce anzitutto una copywriter, ma anche voice talent: tra i suoi servizi mette a disposizione anche la sua bella voce limpida e con ottima dizione per spot e simili.
Questo precedente, sebbene unico nel suo genere (per quel che ho esperito ad oggi), mi ha indirettamente dato quella carica di entusiasmo per dire a me stesso “Dai, non è poi così strano allora!”.
Come vedi, nulla nasce dal nulla.

 

Un copyvoicer è anzitutto un compromesso.Click To Tweet

 
Credi che questo modo di presentarsi così personale e originale sia efficace? O c’è il pericolo dell’autoreferenzialità? Secondo te è il modo migliore per comunicare la propria “professionalità mista e molteplice”?

Ti ringrazio per questa domanda.
Tengo moltissimo a chiarire questo aspetto: io non dirò mai e poi mai “Salve, sono Lorenzo Abagnale, un copyvoicer”. Mi prenderebbero per scemo.
CopyVoicer è un’idea, un nome che mi sono inventato per il mio sito e blog, se vuoi per il mio “personaggio narrante” nei contenuti che creo. Ma non sostituirà le mie definizioni professionali, quali che siano o saranno.

Da un lato creo contenuti, dall’altro do voce ai contenuti (miei o di altri).
Se occorre, posso fare entrambe le cose, ma puoi anche scegliermi per una sola delle due.
Ma non ti nascondo che questa doppia identità può indurre qualche perplessità, con il rischio di sembrare tutto e niente.
Per questo preferisco sempre farmi giudicare attraverso i miei lavori, ad esempio mostrando i miei portfolio.

Quindi il mio consiglio per comunicare le proprie competenze parte da una domanda: sei sicuro di aver bisogno di comunicarle tutte contemporaneamente?
Se sei un dentista e un talentuoso DJ, puoi guadagnare dall’una e dall’altra professione lasciandole separate, magari anche inventando un nickname per il tuo “io musicale”.
Voglio dire: in certi casi dire tutto-tutto può essere fuorviante e spiazzante, quindi controproducente.
In altri casi, invece, due o più professioni possono co-esistere come due facce di una stessa medaglia, collegate da un fil rouge sottile ma plausibile.
Nel mio caso potrei essere un autore di spot e la voce che lo narra, un po’ come un regista che interpreta il suo stesso film.
Ma posso essere anche solo una delle due cose, se serve solo quella.
Alla fine è tutta strategia comunicativa: dipende dalla realtà con cui ti interfacci.

Qualche consiglio per mettere insieme talenti, passioni e obiettivi. E come farli funzionare.

Non so se sono la persona più indicata per dare consigli. Voglio dire… ancora sono ai miei primi passi, magari do il cattivo esempio!
Scherzi a parte, il mio consiglio è, specie se si è giovani, di non sopprimere mai le proprie vocazioni e di sentirsi liberi di sperimentare il più possibile, almeno per un po’.
Non puoi mai sapere dove può portarti una passione: se non diventerà la tua professione principale, potrebbe comunque diventare un “side project” e generare un interessante introito extra, soprattutto ora che con il web le possibilità sono aumentate esponenzialmente.

Per chi ha un approccio multipotenziale – che è un “dono/maledizione” – è necessario capire quali passioni e competenze stiano portando da qualche parte e quali invece rischiano di sottrarre energie ad altre attività più redditizie.

Il mio consiglio è: sporcati le mani quel tanto che ti occorre per capire se una cosa fa per te e può darti soddisfazione (economica, lavorativa o anche solo ricreativa), o se è meglio lasciarla perdere.
Una volta trovate le attività che ti riescono meglio e ti soddisfano di più, cerca di capire se hanno un filo conduttore e se riesci a collegarle in qualche modo.
Sappi che difficilmente qualcuno ti sceglierà per tutto ciò che sai fare, ma magari vedrà in te versatilità, creatività e capacità di imparare nuove cose che di sicuro non potrà ignorare.
Viceversa, potresti essere scelto da più persone per questa o quella competenza, il che è un’altra possibilità importante.
È un po’ come applicare il principio della coda lunga di Chris Anderson a se stessi: pochi (probabilmente) ti sceglieranno per tutto ciò che sai fare; molti (probabilmente) ti sceglieranno per quella o quell’altra singola cosa che sai fare.

La libera professione può essere una strada per gestire diversi tipi di lavoro, ma bisogna lavorare bene sulla comunicazione verso il proprio target.

Quale futuro immagini per il concetto di multipotenzialità?

Mi piacerebbe dire “la multipotenzialità è già il futuro”, ma sarebbe una frase ad effetto nella quale al momento non credo. Oggi per valorizzare la multipotenzialità è importante capire come queste persone vengono considerate e impiegate nel mondo del lavoro.

Secondo me si parla ancora troppo poco di multipotenzialità, anzi quasi per nulla, se non nelle nicchie di riferimento. In questo senso, credo tu sia un faro nella notte per quanto riguarda il mercato italiano.
Eppure so che ci sono ancora un sacco di giovani (e meno giovani) studenti, neo-laureati o professionisti che si vedono scoraggiati dalle loro stesse molteplici vocazioni, non avendo un unico percorso da seguire. E invece la loro multipotenzialità è una grande risorsa.

Mi piacerebbe che si iniziasse a riconoscere la multipotenzialità come una attitudine personale e professionale da individuare già nelle aule scolastiche o universitarie, in modo da aiutare gli studenti a costruirsi un proprio percorso.
In questo senso sarebbe importante il ruolo di figure in grado di fornire consulenze e training ai “professionisti indecisi”.
Inoltre gli stessi recruiter dovrebbero valorizzare chi dimostra di sapersi districare tra più competenze, senza spaventarsi se il grado di specializzazione su un singolo “pezzetto” appare non sufficiente.
Perché, come sostiene la stessa Emilie Wapnick, la capacità di apprendere rapidamente è una caratteristica dei multipotenziali. Assumere un multipotenziale potrebbe quindi essere un importante investimento.

Sono sicuro che potremo continuare a parlare di multipotenzialità e lavoro ancora per molto, ma il consiglio più importante che mi sento di dare è di non sprecare nulla del proprio talento. Meglio dire un giorno “Almeno ci ho provato” che “Ah, se solo ci avessi provato…”.

————

Dopo questa chiacchierata mi permetto anche io di darti un consiglio. Appena hai un attimo ascolta la voce di Lorenzo e i suoi lavori: è nato per parlare. Ti lascio un po’ di link utili:

Questo è il sito di Lorenzo copyvoicer.com
Qui invece puoi ascoltarlo al lavoro: la playlist dei suoi lavori per TheSoul Publishing  e il podcast Il Copyvoicer.

Ti lascio anche il profilo LinkedIn di Lorenzo se vuoi contattarlo.

BalenaLab è invece il sito dell’agenzia fondata da Chiara Gandolfi di cui ci ha parlato Lorenzo.

 

 

» Intervista, Multipotenzialità » Chi è un copyvoicer? Intervista...
Scritto il 9 ottobre 2018
Scritto da
, , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

×
×