Patrizia Camatta career advisor

Intervista a Patrizia Camatta, career advisor per multipotenziali

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Con Patrizia abbiamo parlato di multipotenzialità con particolare attenzione alla realtà tedesca.

Quando hai incontrato per la prima volta la parola “multipotenzialità”? Che effetto ti ha fatto?

L’ho incontrata in inglese, con il video TEDx di Emilie Wapnick, e ho subito pensato: “Finalmente qualcuno lo dice!”. Emilie Wapnick dà una definizione a quello che avevo in mente da anni. Infatti ho sempre pensato di non poter essere imbrigliata in un’unica etichetta e svolgere un’unica professione per tutta la vita. Essere multipotenziali non significa non sapere cosa si vuole fare, ma è avere le capacità di svolgere più di una professione e cambiare lavoro più volte all’interno del proprio percorso lavorativo. Ricercando il termine in italiano mi sono imbattuta nel tuo blog e ho scoperto il tuo libro. È importante che qualcuno ne parli anche in Italia: oggi è necessario condividere sempre di più il concetto di multipotenzialità. Sarebbe utile anche per molte persone che si sentono disorientate.

Perché hai deciso di occuparti dei multipotenziali?

So cosa significa avere molte possibilità e sentirsi a volte paralizzati. Uno dei rischi di essere multipotenziali è il non portare a termine alcun percorso, avere troppe idee e non sapere quale sia quella giusta al momento giusto. Con il blog 12 Mila Volte voglio aiutare i multipotenziali a fare chiarezza, a sentirsi sempre nel posto giusto, a scegliere quello che è più in linea con le volontà del cuore. È terribile non sfruttare a pieno il proprio potenziale, so bene come ci si sente. Spesso tendiamo a sminuire quello che possiamo fare, adattandoci ai primi lavori che troviamo, senza chiederci cosa possiamo fare veramente per contribuire in positivo al cambiamento che vogliamo. È una sfida continua della quale c’è ancora poca consapevolezza. Credo che ci sia bisogno oggi di raccontare il lavoro attraverso i valori che accomunano lavoratori e aziende. Basti pensare che secondo l’Employer Brand Research 2019 il “96% concorda che l’allineamento dei valori personali con la cultura di una azienda è un fattore fondamentale per la soddisfazione dei dipendenti nel lavorare per tale azienda”. La mia sfida è quella di aiutare il candidato o il libero professionista a capire ed esprimere i propri valori al meglio per una scelta consapevole per proprio percorso lavorativo. Il futuro non è più il recruiting ma l’employer branding che permetterà di attirare i talenti che più corrispondono alla filosofia aziendale. Il dialogo tra i maggiori player deve tenere in considerazione il punto di vista dei lavoratori, e in questo la presenza di multipotenzialità come caratteristica delle generazioni future.

Come lavori? Cosa puoi fare per un multipotenziale?

Come Career Advisor aiuto i multipotenziali a fare chiarezza, orientarsi, scegliere il proprio lavoro e trovare la migliore strategia per raggiungerlo attraverso un percorso di consulenza. Può essere utile per chi lavora come dipendente che come libero professionista. Inizio da un bilancio di competenze dell’allievo quindi cerco di capire i suoi valori e le sue passioni. Attraverso tecniche di Crescita Personale lo porto ad avere una maggiore sicurezza in se stesso, sviluppando quello che chiamo “nocciolo duro” ovvero la consapevolezza delle proprie capacità e del proprio valore. Per un multipotenziale è importante unire le diverse aree di competenza per creare qualcosa di nuovo, di unico e per farlo bisogna ascoltare tutte le parti coinvolte, senza reprimere alcune abilità. Inoltre, aiuto a costruire un Personal Brand efficace che permetta cioè di comunicare la migliore versione di se stessi. Per fare questo lo guido nella creazione del Career Porfolio ovvero dell’insieme di tutti gli strumenti per la ricerca lavoro: Curriculum, Lettera di presentazione, sito web e la diffusione dei contenuti attraverso lo storytelling nei social network (LinkedIn e Instagram in primis). L’obiettivo è valorizzare cosa sa fare, quali skills possiede, quali risultati ha ottenuto. Ho lavorato nelle Risorse Umane e conosco bene i tempi del mercato del lavoro: si ha la necessità di essere efficaci nel più breve tempo possibile, ci si vende nei primi 5 secondi, offline, come online. Come mutipotenziale, attraverso il mio lavoro, sono riuscita ad unire la mia esperienza e passione in diversi campi: la formazione, la vendita e la comunicazione offrendo un percorso unico e soprattutto personalizzato. E questo voglio sia un esempio per tutti coloro che vogliono avviare un proprio progetto ma credono di avere idee ed esperienze eterogenee.

Tu vivi a Berlino: si parla di multipotenzialità?

Non se ne parla ma c’è. Berlino è una delle capitali europea più “multi”. È la città delle diversità, e ogni parte trova armonia senza esclusione. Questo vuol dire che esistono le “slash careers” come le chiama Emilie Wapnik ovvero di giorno proprietario di un negozio di abbigliamento e di sera dj, oppure UXdesigner di giorno e insegnante di yoga di sera. I contratti di lavoro sono flessibili, ci sono minijob che permettono lavori part-time dalle 8 fino alle 20 ore a settimana. È una città in continua evoluzione, si possono trovare sempre corsi ed eventi nuovi ogni giorno. È polo di artisti, infatti ci sono agevolazioni per chi vuole iniziare la propria carriera nel campo della musica, dell’arte e dello spettacolo sia come libero professionista che come azienda. Uno dei motti di Berlino è “If you can’t make it in Berlin, you won’t make it anywhere” tradotto “Se non lo fai a Berlino, non lo farai da nessun’altra parte” questo perché è la città per eccellenza dell’imprenditorialità dove nasce una nuova azienda ogni 20 minuti.

Quali differenze ci sono con l’Italia? Ci sono modi diversi di vedere la multipotenzialità e di valorizzare un approccio multipotenziale?

In Germania, soprattutto a Berlino, è molto facile incontrare italiani emigrati per lavoro. In Italia invece è difficile incontrare tedeschi o francesi emigrati per lavoro. Geograficamente l’Italia è in periferia all’Europa, questo influisce sullo sviluppo della diversità e le aziende italiane sono meno contaminate. E questo credo influenzi negativamente anche gli investimenti dall’estero. Bisogna dire che la Germania è il paese dove la specializzazione professionale è molto importante. Da sempre infatti la formazione e il lavoro sono strettamente legati ad un’unica direzione possibile. Basti pensare all’ausbildung, un percorso di formazione post diploma che porta all’inserimento lavorativo. Alcuni lavori lo richiedono come prerequisito. La rivoluzione digitale però sta creando migliaia di professioni nuove dove non solo viene scardinato il luogo fisico con il lavoro da remoto, ma anche si valorizzano sempre più competenze soft come leadership, team building e design thinking. Questo perché con la giusta attitudine le competenze tecniche si imparano, mentre quelle emotive no. Le aziende oggi non assumono più in base al titolo di studio, ma secondo valori, passioni che rispecchino la cultura aziendale. Inoltre, Berlino è polo di investitori esteri, è una specie di Silicon Valley europea, per questo è meno tedesca del resto della Germania. Start up come HelloFresh, nel settore food, assume chi è appassionato di cucina, Urban Sports club chi ama provare sport nuovi in continuazione, solo per citare alcuni esempi. Si valorizzano passioni e interessi. Chi è capace nei diversi settori, ha sicuramente molte più possibilità di inserimento nel mondo del lavoro di chi, fino a oggi, si è concentrato su un’unica specializzazione o un unico settore.


Ti lascio il link al blog di Patrizia e al suo profilo LinkedIn.

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Scritto il 28 Maggio 2019
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