Raffaele Gaito

Intervista a Raffaele Gaito, un multipotenziale d’eccezione

Intervista, Lavoro e carriera, Multipotenzialità Commenti (0)

Con chi vorresti parlare di multipotenzialità? Chi vorresti intervistare?

Devo ammettere che se qualcuno mi avesse posto queste domande alcuni mesi fa, uno dei primi nomi sarebbe sicuramente stato quello di Raffaele Gaito.

Definirlo un informatico di importanza internazionale è riduttivo. Professionalmente multipotenziale, potrei perfino dire che è riuscito a trasformare la sua multipotenzialità in una professione: il growth hacking.

Raffaele Gaito è stato uno dei primi in Italia a parlare multipotenzialità e a definirsi multipotenziale. Lo ha fatto brillantemente già nel 2016 con l’articolo Sono multipotenziale… e ho i superpoteri pubblicato sul suo sito personale.

Ora capite perché ci tenevo così tanto a intervistarlo?

Nella prima parte dell’intervista affrontiamo alcune questioni molto importanti che ho approfondito nel mio libro sulla multipotenzialità: il rapporto con la parola “multipotenzialità”, la coscienza della propria identità professionale molteplice e il modo di viverla e di presentarsi agli altri.

Nella seconda parte approfondiremo ulteriormente il rapporto tra multipotenziali e lavoro, con particolare attenzione al mondo tech e digital.

Vi anticipo che le considerazioni di Raffaele sono veramente interessanti. In fondo c’era da aspettarselo 😉

 

 

Ciao Raffaele, ho subito pronta una domanda difficilissima: che lavoro fai?

Dare una risposta è parecchio difficile in realtà, perché faccio molte cose: sono un imprenditore digitale, sono un formatore, un blogger, un autore, un public speaker e così via…
Diciamo che mi piace tenermi occupato 😉

Nel 2016 hai pubblicato un interessante articolo – uno dei primi in Italia sull’argomento – intitolato Sono un multipotenziale… e ho i superpoteri. Quanto è importante per te avere una parola che definisca questo modo di essere?
Immagina che la parola “multipotentiality” non sia stata coniata, né tradotta in italiano. Quale parola useresti? La inventeresti?

Per me non è mai stato importante perché non ho mai sentito la necessità di definirmi in qualche modo o di dovermi inserire in una categoria specifica. A volte la necessità è più per gli altri, se vogliamo essere sinceri. Lo sdoganamento del multipotenziale è servito più che altro a far capire che finiva l’epoca del “se sai fare un po’ di tutto non sai fare niente” e iniziava la rivincita dei multidisciplinari.

Nello stesso post racconti la difficoltà nel proporti professionalmente dopo aver lasciato l’azienda nella quale lavoravi.Che tipo di attività dico di svolgere? Cosa scrivo sul bigliettino? E sulla bio? E su LinkedIn? Sono alcune domande cruciali che ti sei posto.
Come sei riuscito a “disegnare” il tuo biglietto da visita e la tua carriera? Credi che cambierà nel tempo?

Me ne sono fregato! Ho iniziato a lavorare solo con chi aveva una mentalità di un certo tipo o un approccio di un certo tipo. Non uso bigliettini, non uso curriculum. Preferisco lavorare di contenuti e usare bene i social media per fare un’attività di inbound (come direbbero quelli bravi). In parole povere: sono i clienti a venire da me. E quando hai questa situazione allora è tutto molto più facile perché abbatti un sacco di barriere e di pregiudizi.
Inoltre, in questo scenario, spesso capita che chi mi cerca voglia proprio la multidisciplinarietà che è tanto temuta in altri casi.

I multipotenziali sono spesso considerati come persone poco assidue nelle loro attività. Nello stesso tempo sono anche costanti nel raggiungere i loro obiettivi e nel ricercare stimoli. Per te è stato difficile – o lo è ancora – trovare un equilibrio tra queste due tendenze?

Direi di no. Più che altro noi multidisciplinari perdiamo facilmente interesse verso le cose e qui ho dovuto lavorare parecchio. Nel tempo ho imparato a bilanciare i miei progetti con quelli dei miei clienti/studenti per far si di ricevere stimoli continui.
Mi rendo conto che non è facile e nemmeno veloce, però una volta che uno riesce a crearsi un ambiente di lavoro di questo tipo è 10 volte più produttivo e 10 volte più motivato.

 

Non uso biglietti da visita né cv: preferisco lavorare sui contenuti Click To Tweet

 

Avete capito? Me ne sono fregato! Né biglietto da visita né curriculum: Raffaele Gaito si fa conoscere attraverso i social media. In questo modo la professionalità – i talenti, le capacità, le esperienze – non è condensata in un cv, ma diffusa in diverse forme e linguaggi nel suo evolversi.

Come avete letto, Raffaele parla anche di multidisciplinari. Questo è molto importante perché evidenzia l’importanza della molteplicità di discipline. Quindi, mi sento di aggiungere, non solo materie e ambiti di studio diversi, ma anche un diverso modo di disciplinarsi tra le varie attività.

Infatti, come Raffaele ci spiega nella seconda parte dell’intervista, non possiamo parlare di multipotenziali e multidisciplinari facendo riferimento solo alle loro capacità operative, ma in relazione a uno o più approcci mentali. È l’approccio mentale – il mindset – che fa la differenza.

 

Gaito growth hacking

 

In Italia se uno dice growth hacking pensa a Raffaele Gaito. Azzardo una affermazione: “il growth hacking è un approccio multipotenziale”. Ho detto una cavolata? Cosa ne pensi?

Non hai detto per nulla una cavolata, anzi è proprio per questo che mi sono innamorato di questa materia. Addirittura nel mio libro traccio un parallelismo tra le due cose, affermando che le figure multidisciplinari sono molto più avvantaggiate nell’intraprendere un percorso da Growth Hacker.
Questa figura è la classica definizione di “profilo a T” delle risorse umane, quanto di più lontano ci sia da un “verticale”, da uno specialista.
Sia chiaro, questo non significa che uno specialista non possa fare questo lavoro, ci metterà solo più tempo per adattarsi…

Nel tuo lavoro quanto è importante concentrarsi e valorizzare le intersezioni tra diversi approcci, metodi e tecniche?

È fondamentale in realtà. È tutto basato sull’intersezione!
La metodologia in sé è un’intersezione di tre grandi aree: marketing, sviluppo prodotto e analisi dei dati. Se poi scendiamo in ognuna delle aree ci sono tante piccole intersezioni: psicologia, UX, pubblicità, persuasione, scrittura, social media, automazione, e tanto altro.
Insomma, tocca studiare un bel po’ di cose per entrare in questo mondo. Ma noi multipotenziali non ci siamo mai tirati indietro di fronte a un nuovo argomento da studiare 😉

Anche le professioni posso essere multipotenziali o solo le persone?

Le professioni sono fatte da persone. Quindi credo che anche in ruoli “tradizionali” ci possano essere interessanti approcci quando ci metti una figura multipotenziale. E questo non sono io a dirlo, ormai è un trend che va avanti da almeno 2-3 anni. Grossi esperti del mercato (come BestCompany e altri) hanno analizzato la cosa in dettaglio e hanno notato che le aziende vogliono sempre di più figure multidisciplinari che siano in grado di guardare ai reparti vicini, di dialogare con le altre funzioni aziendali, di raggiungere un obiettivo pensando fuori dagli schemi, di procedere in maniera non convenzionale.
È la nostra epoca, c’è poco da fare.

La robotica e l’intelligenza artificiale sono settori ad alta innovazione e in grande sviluppo. Quale valore può avere in questi ambiti un approccio multipotenziale?

Un po’ come dicevo nella risposta precedente direi che non dipende tanto dal settore o dalla materia quanto dal mindset. Non è la robotica o l’intelligenza artificiale la cosa importante ma è il come ci approcciamo alla robotica e all’intelligenza artificiale.
Questo vale ancora di più per settori che hanno un impatto così dirompente sulla società per come la conosciamo. Qua ci sono implicazioni che vanno al di là degli aspetti tecnologici e finiscono nella psicologia, nella sociologia, nell’etica e così via.

Raffaele Gaito nei prossimi anni: quale multipotenziale immagini?

Ah questo non lo so, ma so per certo che non farò quello che sto facendo oggi. Altrimenti che multipotenziale sarei 🙂

 

Le aziende vogliono sempre di più figure multidisciplinari: è la nostra epoca!Click To Tweet

 
Vi consiglio di seguire Raffale Gaito sui principali social network: i suoi canali sono davvero ricchi di contenuti interessanti.

Questo è il sito personale di Raffaele: una vera miniera!

Qui invece trovate tutte le info sul suo libro Growth Hacker. Minset e strumenti per fa crescere il tuo business.

 

Come sapete non amo le definizioni da manuale, quindi ho apprezzato i vari modi in cui Raffaele spiega cosa è il Growth Hacking. Uno di questi mi ha colpito particolarmente: growth hacking significa concentrarsi sulla crescita (growth) ragionando fuori dagli schemi (hacking).

È decisamente un approccio coerente e utile al nostro modo di essere multipotenziali!

Cosa ne pensate?

 

A presto
Fabio.

 

 

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Scritto il 17 luglio 2018
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