Veronica Barsotti fuorilogo blog

Intervista a Veronica Barsotti (Fuorilogo blog)

Intervista, Multipotenziali, Multipotenzialità Commenti (0)

Ho intervistato l’autrice del blog fuorilogo.me

Abbiamo parlato di multipotenzialità, orizzonti mobili e… verdurine.

 

Fino a qualche mese fa gli articoli sulla multipotenzialità in lingua italiana disponibili online erano davvero pochi. La gran parte riproponevano lo speech di Emilie Wapnick al Ted. Oggi, fortunatamente, la situazione è cambiata: il dibattito è più vivo e i contenuti più originali e interessanti.

Questa attenzione è stata sicuramente stimolata da blogger particolarmente brillanti che hanno saputo parlare della multipotenzialità in maniera originale, magari raccontandosi. Uno di questi è senza dubbio Veronica Barsotti, autrice dell’articolo Le “verdurine” e la multipotenzialità, pubblicato nel suo blog fuorilogo.me.

Al centro di un accostamento così originale c’è una riflessione sulla multipotenzialità. Per questo non ho potuto fare a meno di contattare Veronica per farle alcune domande.

Ciao Veronica, ho conosciuto il tuo blog fuorilogo.me grazie al post Le “verdurine” e la multipotenzialità. Ti prego, racconta anche ai miei lettori questo aneddoto.

Ciao Fabio, quello a cui ti riferisci è un evento che considererei paradigmatico. È un’efficace metafora utile a raccontare il mio approccio alla multipotenzialità. In breve, mi ero appassionata a un prodotto surgelato – le “verdurine” appunto – e l’ho mangiato con la passione e l’ingordigia proprie di ogni multipotenziale quando sposa una causa o si immerge in una attività, finché non mi è venuta la nausea e ho cambiato.

Proprio così: Veronica ha riconosciuto un suo modo di essere nel suo rapporto con un determinato alimento. Evidentemente il suo approccio multipotenziale è costituito da una iniziale fase di viva passione per una attività e una finale di “nausea” e rifiuto.

Come ti sei scoperta multipotenziale?

Quando mi sono imbattuta nel video su TedX di Emilie Wapnick. Prima pensavo solo di essere bizzarra.

Non è facile individuare un momento in cui ci si accorge di essere multipotenziale. Alcuni di noi lo identificano nell’istante in cui ascoltiamo o comprendiamo per la prima volta la parola “multipotenziale” oppure prima ancora, quando ci accorgiamo di questo nostro modo di essere, magari “bizzarro”, ma non sappiamo come definirlo. Oppure quando diventiamo dei multipotenziali consapevoli.

Il tuo modo di essere multipotenziale è cambiato negli anni?

Direi di sì, è cambiato per necessità. Adesso cerco si essere più misurata in ciò che faccio. Non mi butto più a capofitto in una attività cercando di diventare in poco tempo il massimo esperto mondiale dell’argomento e poi, magari, disinteressarmene. No, dai, più onestamente ammetto che ci provo ad essere misurata…

All’inizio di Giugno sono stato invitato all’Accademia della felicità di Milano per parlare di multipotenzialità e del mio libro. Con il pubblico ci siamo a lungo confrontati su un aspetto interessante: la possibilità di riconoscere un “centro comune” tra le varie attività che una persona intraprende nella vita. Alcuni hanno preferito definirlo “filo conduttore” o “minimo comun denominatore”.
C’è un filo conduttore tra le tue attività? Quanto è importante individuarlo?

Ti propongo un’altra parola: driver. La preferisco perché dà anche l’idea del movimento. Credo di avere due driver che mi spingono a intraprendere le varie attività e ad appassionarmi: la curiosità e l’amore per la libertà che mi consente di sperimentare e non aver paura di rischiare. Forse anche una lieve dipendenza all’adrenalina.

Veronica Barsotti non è solo una blogger, ma anche l’autrice del libro Volevo essere bionda.

Ti sento molto vicina non solo come multipotenziale, ma anche in quanto scrittrice. Io credo che la scrittura abbia una propria molteplicità: i temi possono essere sempre diversi, così i generi e i linguaggi. Scrivere implica confrontarsi sempre con un nuovo percorso e viverlo pienamente. Cosa ne pensi?

Parafrasando liberamente Eraclito, potrei dire che non s’immerge mai la penna nello stesso calamaio! La scrittura tenta l’impossibile: fissare attimi effimeri. Questa è sempre una sfida, perché spesso, appena lo abbiamo fissato, quello che rimane non ci appartiene più. A me succede di disinnamorarmi delle mie stesse parole non appena scritte: non le sento più mie, come se fossero uscite da me, ma volassero altrove.

Nella tua biografia ti descrivi “alle prese con quotidianità, sogni, aspirazioni e orizzonti mobili che cambiano più rapidamente di una pagina appena sfogliata”.
L’immagine degli “orizzonti mobili” mi piace molto e vorrei che tu ne parlassi liberamente.
Come si vive avendo davanti a sé degli orizzonti mobili?

Si vive con lo zaino in spalla. Si progetta con la leggerezza di sapere che non possiamo tenere sotto controllo quasi niente. Quindi tanto vale godersi il viaggio ed essere duttili e favorevoli al cambiamento.

Cito dal famoso post delle “verdurine” : Io iniziavo il sentiero e, nel momento in cui diventava pianeggiante, mi sedevo su un sasso e dopo qualche esitazione tornavo sui miei passi e ne imboccavo un altro.
Cosa succede quando ti siedi su quel sasso?

Non sempre il sasso è comodo, spesso va a pungere punti che credevo di aver protetto per bene… A volte è doloroso, perché costringe a tornare sui propri passi. Altre volte è una salvezza. Spesso le due cose, in realtà, collimano.

Questa immagine è una rappresentazione valida della tua multipotenzialità?

Sì, ad oggi la sento assolutamente mia.

Ultima domanda: cosa regaleresti a un multipotenziale? Di cosa può avere bisogno?

Un fine settimana alle terme. Il nostro cervello è sempre iper-sollecitato e abbiamo bisogno di un riposo di qualità.

 

Se avete altre domande per Veronica Barsotti scrivetele pure nei commenti. Questi sono link utili di approfondimento:

Blog fuorilogo.me

Pagina Facebook

Post Le “verdurine” e la multipotenzialità

Libro Volevo essere bionda

 

 

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Scritto il 1 luglio 2018
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