La multipotenzialità non è una malattia

La multipotenzialità non è una malattia

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Multipotenziale non significa inconcludente.

A volte durante le presentazioni ironizzo su questo aspetto. Chiedo al pubblico: «Se cinque anni fa vi avessi detto “multipotenzialità”, cosa avreste pensato? Me lo immagino: qualcuno avrebbe detto “Mai assaggiata questa salsa”, altri avrebbero pensato al potere di un nuovo supereroe, qualcun altro invece si sarebbe rattristato pensando a una malattia della pelle».

Ovviamente la multipotenzialità non è nulla del genere, ma allora perché sto qui a precisare che la multipotenzialità non è una malattia né un disturbo?


 

Confusione

Spesso si confonde la multipotenzialità con altro. Ad esempio con l’inconcludenza, la quale può realizzarsi in forme diverse. Chi non riesce a terminare o portare avanti qualcosa che ha iniziato, chi non riesce a scegliere un percorso (ad esempio di studi) e chi non riesce a darsi degli obiettivi e a raggiungerli, a volte si definisce multipotenziale.

Ognuna di queste “difficoltà” è dovuta a diversi fattori. I quali possono essere legati alla persona o a influenze esterne. Ad esempio una certa forma di inconcludenza può essere dovuta a un deficit di attenzione, oppure a un blocco che non lascia portare a termine un progetto avviato.
Le influenze esterne invece possono rendere complicata una scelta altrimenti semplice, di fatto determinando una situazione di stallo oppure una scelta non soddisfacente e quindi una serie di tentativi “di liberarsene”. Un esempio sono i ragazzi e le ragazze che hanno iniziato un percorso di studi controvoglia, più per volontà dei familiari che propria. Quindi tra un esame e l’altro riempiono la loro vita con altre attività, cercando di alleggerire la convivenza con una scelta spiacevole.
Questa tipologia di influenze esterne non sono però da confondere con i consigli degli altri. I consigli, che ad esempio possono venire da un docente, sono volti a costruire un percorso formativo e professionale ideale e coerente. Non si tratta quindi di scelte obbligate dovete alla volontà di qualcun altro.

La multipotenzialità non può essere confusa con un disturbo della persona o con difficoltà dovute a una serie di fattori personali o esterni alla persona.
 

Perché questa confusione?

A mio avviso uno dei fattori che determinano questa confusione è proprio il linguaggio usato per parlare di multipotenzialità.

A volte quando parliamo della nostra multipotenzialità facciamo riferimento principalmente alle nostre difficoltà. Ma dobbiamo essere consapevoli che la multipotenzialità implica delle difficoltà, ma queste non determinano la multipotenzialità.

A tal proposito ti racconto cosa mi è accaduto alcuni mesi fa.
Era appena uscito il mio libro e qui sul blog c’erano i primi articoli di presentazione. Stavo parlando di multipotenzialità in un gruppo Facebook e una ragazza ha contestato apertamente quel dibattito. A suo avviso era inaccettabile dare un nome apparentemente figo a una serie di problematiche, cercando così di far sentire migliori le persone che le vivono quotidianamente.
Io non riuscivo a capire: parlavo di costruzione della carriera, carriera molteplice, mercato del lavoro,… cosa stava cercando di dirmi quella ragazza?

In realtà le sue osservazioni avevano un valore molto profondo. La nostra incomprensione era dovuta a un problema di comunicazione.
Spesso si parla di multipotenzialità usando il linguaggio tipico dell’auto aiuto, volto a motivare e facendo sentire “speciali” quante più persone possibili. Da questo nasce una confusione che svalorizza il concetto di multipotenzialità.

Queste incomprensioni sono generate da una carenza di contestualizzazione. Senza un contesto linguistico, sociale e storico ogni parola può significare tutto e niente. Così, dopo una passione iniziale, perde valore e viene gettata nel dimenticatoio.

Come poi ho capito, per quella ragazza multipotenzialità era qualcosa di vicino al deficit di attenzione. A ragione, lei sosteneva: non c’è nulla di figo né di speciale ad avere un deficit di attenzione. Nonostante io parlassi di lavoro, carriera e identità professionale non riuscivo a scardinare la sua idea di multipotenzialità formatasi grazie contenuti che aveva letto/ascoltato/visto sull’argomento, alla propria cultura e al proprio vissuto.

Per questo ritengo sempre più importante costruire un dibattito maturo sulla multipotenzialità. Per costruire valore condiviso e non mode passeggere.

 

 

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Scritto il 11 Dicembre 2018
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