Leonardo da vinci non era un multipotenziale

Leonardo da Vinci non era multipotenziale

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Fin da quando ho iniziato a interessarmi del concetto di multipotenzialità ho incontrato un tema particolarmente frequente è rilevante: l’idea che ha multipotenzialità sia qualcosa che riguardi l’umanità sin dai tempi antichi. A tal proposito alcuni teorizzatori della “nuova multipotenzialità” – se così la possiamo definire in riferimento alla recente diffusione del termine e al suo successo anche al di fuori degli Stati Uniti – hanno sempre avanzato esempi di illustri uomini del passato (poche donne purtroppo) che possiamo riconoscere come multipotenziali come Aristotele, Leonardo da Vinci, Benjamin Franklin o il nostro contemporaneo Steve Jobs.

Si tratta di un pensiero fortemente radicato. Basta cercare informazioni sulla multipotenzialità on-line per rendersi conto che gran parte degli articoli di approfondimento presentano come multipotenziali alcune tra le figure più eccezionali della nostra cultura.

Si tratta di un pensiero che non mi ha mai convinto e l’ho sempre criticato a partire dal mio libro del 2018. In questi anni mi ha sempre colpito che alcuni miei lettori abbiamo letto il capitolo su Rinascimento e multipotenzialità come se io sostenessi questo legame ormai assodato, mentre invece lo stavo negando. Anche questo ci conferma quanto l’idea sia radicata.

In realtà sostenendo che Leonardo da Vinci e gli altri siano multipotenziali commettiamo un grande errore che rischia di rendere molto poco credibile l’idea stessa di multipotenzialità. Lo so, Emilie Wapnick parla molto di Rinascimento in relazione alla multipotenzialità e riprende tale idea dal libro Renaissance soul di Margaret Lobenstine, ma di fatto si tratta di una idea “sballata” poiché non compie alcun lavoro di contestualizzazione. E sappiamo che senza contestualizzazione qualsiasi tesi è potenzialmente sostenibile e credibile.

Piuttosto dovremmo inserire un uomo nel proprio tempo e nella propria cultura per renderci conto che Leonardo da Vinci viveva in un contesto e in una cultura in cui conoscere di geometria, astronomia, teologia e poesia era assolutamente normale (non comune, ovviamente), cosa che oggi non è richiesta ad alcuno studioso. E a suo tempo proprio Leonardo da Vinci lamentava le sue basse competenze letterarie. Ad essere pignoli lo stesso Leonardo era “meno molteplice” rispetto ad altri suoi contemporanei, magari meno famosi.

Non dobbiamo quindi commettere l’errore di confondere la cultura del tempo con la genialità di Leonardo. E tanto meno possiamo considerare Leonardo da Vinci come un multipotenziale in quanto genio oggi riconosciuto.

Se vogliamo parlare di multipotenzialità senza esaurire il dibattito in qualche moda passeggera, non possiamo definirla come un “sentire dell’uomo” che noi oggi presumiamo di poter attribuire a individui del passato a nostro piacimento al fine di costruire un club esclusivo del quale far parte. Sarebbe ideologia e non conoscenza!

Riguardo ciò entra in gioco un’altra questione della quale dibatto da tempo: il ruolo esclusivamente contemporaneo della parola multipotenzialità

Multipotenzialità è un concetto che ha valore solo se riesce ad esprimere qualcosa di cui noi oggi sentiamo l’esigenza, ovvero un modo di approcciarsi alla costruzione della carriera professionale in relazione alla formazione e al lifelong learning. Se in questi anni e nei prossimi vogliamo ragionare sulle potenzialità molteplici in ambito formativo e lavorativo non credo serva granché selezionare alcuni illustri del passato per attribuirgli l’etichetta di multipotenziale e iscriverli al nostro club esclusivo.


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Scritto il 22 Ottobre 2020
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