how to be everything Diventa chi sei Emilie Wapnick

Recensione: How to be everything (Diventa chi sei) di Emilie Wapnick

Libro, Multipotenziali, Multipotenzialità Commenti (0)

Emilie Wapnick non ha bisogno di presentazioni. Celebre e cliccatissimo è stato il video del suo speech Perchè alcuni di noi non hanno un’unica vera vocazione. Molto probabilmente è merito suo se negli ultimi anni anche in Italia abbiamo sentito parlare di multipotenzialità.

Qualche settimana fa ho scritto una breve presentazione di Emilie Wapnick dove puoi rivedere il video del suo Ted Talk.

Nel 2017 è stato pubblicato il suo libro How to be everything: A Guide for Those Who (Still) Don’t Know What They Want to Be When They Grow Up. Come molti di voi, anche io l’ho letto appena disponibile.

Rileggiamo ancora una volta il titolo…

… esatto: nonostante titolo e sottotitolo siano molto lunghi, non è presente la parola “multipotentiality” (o “multipotentialite”).

Di primo acchito mi ha colpito che Emilie Wapnick – la “guida” dei multipotenziali – pubblicasse un libro senza far riferimento alla multipotenzialità nel titolo. Anche perché il libro è interamente dedicato a questo tema.

Voi che idea vi siete fatti? Perché nel titolo non si parla di multipotenziali? Perché non si usa questa parola?

Io credo fortemente nel valore della parola multipotenzialità. Può essere molto utile per definire un approccio contemporaneo e un modo di vivere la formazione e il lavoro. Per questo è importante usarla.

In How to be everything (letteralmente “come essere qualunque cosa” e poi tradotto nell’edizione italiana come Diventa chi sei) si parla soprattutto di autorealizzazione, le cui teorie e pratiche sono sempre molto forti nella letteratura motivazionale.

Online ho trovato poche recensioni dettagliate, almeno in italiano. Se ve ne capitano di valide inseritele pure nei commenti così ci possiamo confrontare.

 

how to be everything Emilie Wapnick Diventa chi sei
 

Il libro

Il libro è diviso in tre parti, più una sezione di appendice.

La prima parte è intitolata Everything? Welcome to the tribe. Qui Emilie fa frequente riferimento alla sua esperienza e ci spiega come sono i multipotenziali, concentrandosi soprattutto su alcune delle questioni introdotte nel famoso speech. I multipotenziali sono “persone con molti interessi e attività creative” come li definisce Emilie, quindi illustra le loro capacità e qualità.
Una della caratteristiche su cui si sofferma è quella della noia (“boredom“). I multipotenziali si annoiano facilmente e per questo passano da una attività all’altra cercando nuovi stimoli.

Emilie Wapnick si concentra molto su due aspetti:

  1. Non c’è nulla di sbagliato nel non avere una sola e definita vocazione nella vita. Questo è molto importante per far prendere consapevolezza ai multipotenziali.
  2. Il senso d’ansia che viene dal non essere accettati socialmente poiché gli altri si aspettano da noi una decisione chiara e precisa riguardo la carriera. Insomma, una vocazione (“true calling“).

Al di là delle problematiche personali (ansia, senso di oppressione, …) questo riconoscimento ha anche una dimensione più ampia. Come ha affermato giustamente Raffaele Gaito in una recente intervista per questo blog:

Lo sdoganamento del multipotenziale è servito più che altro a far capire che finiva l’epoca del “se sai fare un po’ di tutto non sai fare niente” e iniziava la rivincita dei multidisciplinari.

D’ogni modo si tratta di principi già presenti in altri libri come Refuse to choose di Barbara Sher (2006) la quale parla di “scanner” e The Renaissance soul (2006) di Margaret Lobenstine.
Presto scriverò degli approfondimenti anche su questi libri.

 

La seconda parte si intitola The Four multipotentialite work models. Different strokes for different folks. Qui vengono presentati i quattro modi di essere multipotenziale: Hug approach, Einstein approach, Slash apoprach, Phoenix approach.

Questa classificazione è stata ripresa da tanti blog italiani (non ve li dico, non voglio condizionare la vostra navigazione; chiedete a Google lui è ben informato 😉 ) per questo riassumerò rapidamente i 4 profili.

Hug approach: tipico di chi ama i lavori interdisciplinari. Questo multipotenziale preferisce seguire un originale percorso professionale sfaccettato che gli permetta di rivestire ruoli diversi senza dover cambiare necessariamente settore.

Slash approach: questo multipotenziale ama la libertà e la flessibilità di passare da una attività all’altra, dividendo le sue risorse. Probabilmente ha due lavori part time molto diversi tra loro.

Einstein approach: il cognome del fisico più famoso di sempre viene ripreso da Emilie Wapnick per definire quel multipotenziale con un lavoro principale – che gli permette di guadagnarsi da vivere – e una serie di altre passioni, una delle quali può diventare nel tempo l’attività principale del soggetto. Un primo impiego di Albert Einstein è stato quello presso l’ufficio brevetti di Berna.

Phoenix approach: Emilie riprende l’immagine della fenice per definire metaforicamente un multipotenziale che svolge diversi lavori, uno dopo l’altro, durante la sua vita. Vive, brucia, rinasce.

 

La terza parte dedicata principalmente alle tecniche per ottimizzare il tempo, utili a organizzare la nostra giornata da multipotenziali.

Questa terza parte non mi è sembrata molto valida. L’autrice riprende alcune pratiche già conosciute (come la tecnica del pomodoro) e propone tecniche di time management. Si tratta comunque di processi di ottimizzazione che conosciamo grazie a molti libri specialistici dedicati.

 

La prima sezione di appendice del libro è quella dedicata i multipotenziali famosi. Tra questi, secondo Emilie Wapnick, ci sono Benjamin Franklin, Leonardo da Vinci, Galielo Galilei, Steve Jobs, e altri.
Per quanto sia una sezione molto affascinante, non sono d’accordo con questo tipo di accostamenti.

Lo so, ho detto una cosa impopolare 🙂

Non sono d’accordo per almeno due motivi.

Il primo è per una mancanza di contestualizzazione. È infatti impossibile paragonare la realtà in cui è vissuto Steve Jobs con quella di Galileo Galilei. Non credo infatti che la multipotenzialità sia una dote innata che trascenda i secoli, ma sia un concetto nato nella nostra epoca (e infatti lo è) utile a definire un modo di essere e vivere il lavoro. Per un uomo di scienza vissuto tra Cinquecento e Seicento era doveroso confrontarsi con tante materie diverse tra loro.

Allo stesso modo non sono d’accordo con l’interpretazione di un Leonardo da Vinci multipotenziale. Anche in questo caso bisogna tener conto del contesto formativo e professionale in cui è cresciuto Leonardo. Chi ha letto il mio libro sa quanto ritengo importante questo aspetto.

Credo che questo tipo di accostamenti siano fuorvianti e non ci permettano invece di dare il giusto valore alla parola “multipotenzialità”. Che è soprattutto quello di riuscire a rappresentare una parte della nostra realtà.

Allo stesso modo non sono d’accordo con l’uso di “Renaissance soul” da parte di Margaret Lobenstine.

 

Conclusione

How to be everything è un libro importante. Per quanto raccolga teorie ed esercizi già descritti da altre coach, l’autrice ha il merito di aver fatto girare in tutto il mondo il concetto di multipotenzialità e di aver costruito una importante community (Puttylike).

La prima parte del libro è necessaria per capire chi sono i multipotenziali e approfondire quanto detto nello speech.

Nella seconda parte l’autrice propone una interessante categorizzazione, la quale presenta alcuni (inevitabili?) limiti. In occasione della presentazione del mio libro all’Accademia della felicità di Milano, un ragazzo ha evidenziato proprio questi limiti. “Come si fa” mi ha fatto notare durante l’incontro “a categorizzare e dare un nome a un approccio multipotenziale se i multipotenziali sono così diversi e cambiano continuamente?”.
Nel mio libro propongo un diverso tipo di categorizzazione, per sua natura aperta.

La terza parte è più pratica. Non l’ho trovata molto interessante per le ragioni che ho evidenziato sopra e perché credo che il miglior modo per organizzare una vita multipotenziale sia dare valore al proprio tempo. Qualcosa che va oltre la concreta organizzazione delle 24 ore in base a tecniche di ottimizzazione del tempo. Pratiche che oggi riguardano tutti, multipotenziali e non.

 

Sono sicuro che avete letto il libro di Emilie, fatemi sapere cosa ne pensate: condividiamo le nostre recensioni e confrontiamoci!

 

 

 

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Scritto il 6 agosto 2018
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