Multipotenziali e specialisti

Multipotenziali e specialisti: un dibattito aperto

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Voglio tornare a riflettere su una questione che ci “travolge” sempre quando parliamo di multipotenzialità: il rapporto tra multipotenziali e specialisti.

Qualche giorno fa su LinkedIn è nato un dibattito a riguardo, a partire dall’approccio di Emilie Wapnick nel suo libro Diventa chi sei. Secondo alcune persone la coach si è concentra in maniera eccessiva sulla dicotomia multipotenziali/specialisti, quasi come se potessimo essere tutti distinguibili in base a queste due categorie. Secondo altri invece l’approccio della Wapnick non è eccessivamente incentrato su questa distanza.

Tu cosa ne pensi?

Devo ammettere che anche io nel suo libro ho riscontrato una forte e ripetuta differenziazione tra multipotenziali e specialisti. Questo aspetto mi ha convinto sempre poco, anche perché ci obbliga a stare da una parte o dall’altra, con il rischio di considerare qualitativamente migliore uno schieramento (tendenzialmente quello a cui riteniamo di appartenere) invece che l’altro.

A mio avviso questa “tecnica dello schieramento” funziona nel momento in cui vogliamo attuare una strategia comunicativa volta a creare una community (di qualunque tipo), ma nello stesso tempo quelle che sembrano forze in realtà si rivelano debolezze. Per questo sono sempre stato contrario ai test sulla multipotenzialità o all’idea di un club esclusivo dei multipotenziali.

La multipotenzialità è un concetto nuovo, soprattutto nel nostro paese. Riconosco quindi che parlare di multipotenziali senza contrapporli agli specialisti possa essere difficile e creare un contrasto possa aiutare. Ma per certi versi questo modo di fare impoverisce il dibattito

Secondo me, le questioni principali che dovrebbe porsi chi vuole parlare di multipotenzialità dovrebbero essere queste: come posso parlare di qualcosa di così “sconosciuto”? Da dove inizio? Quali strumenti uso?

Un modo molto efficace è, appunto, quello contrastivo: per spiegare chi sono i multipotenziali si crea un contrasto con gli specialisti. Questa società ci impone da decenni di essere specialisti e questo ha creato un conflitto in molti di noi che non si riconoscono tali. Questo “disagio” è un terreno molto fertile ed è facile farsi dei seguaci usando questa dialettica.

Io ho scelto e scelgo un altro approccio che è più inclusivo e privilegia il contesto: per spiegare la multipotenzialità uso parole e concetti che sono ad essa collegati al fine di creare un contesto, un habitat per questa nuova parola. Cercando quindi di vedere come la parola e il concetto cresce, si sviluppa, si evolve. Due anni fa quando ho scritto il mio libro questo contesto semantico minimo era costituito dalle parole lavoro, carriera e identità professionale.

Secondo te oggi quali altre parole possiamo aggiungere a queste tre?

C’è poi un altro aspetto che mi convince poco della distinzione tra multipotenziali e specialisti: l’idea stessa che esistano gli specialisti. Se assumiamo che ci siano persone che nella vita facciano una sola attività è davvero facile sentirsi un multipotenziale. A chiunque verrebbe da dire: ma io faccio un sacco di cose, sono un multipotenziale! Ma non è così.

Probabilmente mi sbaglio, ma credo che sia più corretto parlare di specializzazioni invece che di specialisti. Ci sono quindi persone che hanno delle fortissime specializzazioni che, seppur soddisfacenti, non implicano il rifiuto di altre attività professionali od hobbistiche nel corso della vita.

Proviamo a partire da questa idea: non ci sono specialisti – come se fossero macchine in grado di fare un solo lavoro – ma specializzazioni. E da questa idea proviamo a riflettere ancora sulla multipotenzialità. Non so cosa ne venga fuori, ma forse potrebbe nascere un punto di vista diverso, meno esclusivo e più inclusivo, e che ci faccia comprendere meglio come le molteplicità possano collaborare con le specializzazioni.

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Scritto il 20 Aprile 2020
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4 Responses to Multipotenziali e specialisti: un dibattito aperto

  1. Frank ha detto:

    Personalmente credo si tratti solo di una tecnica di marketing questa contrapposizione tra le 2 fazioni. In realtà chiunque è multipotenziale. Chiunque ha molteplici interessi e passioni.. Mi fa ridere quando leggo: io sono un multipotenziale perché faccio l’insegnante ma dono anche musicista, giocatore di basket, scrittore, esperto di yoga… Solo per fare un esempio. Sei solo una persona normale che ha tanti interessi che variano nel corso della tua vita.. Thats it

    • Fabio Mercanti ha detto:

      Ciao, hai colto una delle questioni principali: la differenza tra il fare cose diverse e realizzarsi in una carriera molteplice. Con la contrapposizione tra fazioni si cerca molto di svegliare un sentimento tra le persone, ma a volte questo stimolo sembra, appunto, nascere da una strategia di marketing e non dalla conoscenza.

  2. Kelo ha detto:

    Davvero un ottimo post, complimenti! E mi piace molto la direzione in cui stai andando: credo che abbiamo bisogno di realizzare un cambio di paradigma, per integrare più facilmente approcci multipotenziali al lavoro sia dal punto di vista sociale che burocratico-fiscale.

    Nel frattempo, domanda a bruciapelo: qual è la prima cosa che ti viene in mente da consigliare ai pionieri di una carriera multipotenziale? 🙂

    • Fabio Mercanti ha detto:

      Grazie infinite per l’apprezzamento! Domanda a bruciapelo e risposta diretta, pratica (ma è una mia opinione, sia chiaro): lasciar stare le tecniche di gestione del tempo nel quotidiano. Riuscire o non riuscire ad amministrare i propri minuti riguarda l’organizzazione personale e non la realizzazione professionale (che è una questione decisamente più complessa!).

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