multipotenzialità e multitasking

Multipotenzialità e multitasking

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Spesso multipotenzialità e multitasking vengono accostati e molti pensano siano quasi la stessa cosa. In realtà non è così.

Multitasking è un termine che viene dall’informatica e descrive la possibilità di sistema operativo di eseguire più programmi contemporaneamente. La parola inglese task significa infatti “compito”, “mansione”, “incarico”.

Nel tempo ha acquisito un altro significato comune: un insieme di comportamenti e atteggiamenti tipici di quelle persone che fanno più cose diverse durante uno stesso segmento di tempo. A volte questo “voler fare più cose insieme” – quasi contemporaneamente – diventa un’ossessione.

Per fare un esempio: preparo pranzo mentre guardo la puntata di una serie tv, nel frattempo interagisco con i membri della community del mio blog, chatto su Whatsaspp e seguo il lavoro dell’idraulico che sta aggiustando lo sciacquone in bagno.

Ok, forse l’esempio è un po’ estremo ma ci fa capire cosa si intende con “fare tante cose contemporaneamente”.


Uomini o computer?

Il multitasking riguarda quindi due ambiti, quello dell’informatica e degli esseri umani. Secondo quanto ricostruito, quando diciamo di essere multitasking ci attribuiamo funzionalità che abbiamo pensato per la macchina.

Questo prestito di significato è stato agevolato dal fatto che il multitasking umano è favorito e accelerato spesso da dispositivi informatici attraverso i quali manteniamo un contatto con le altre persone, con le nostre attività e con noi stessi.

Nell’esempio sopra, solo l’attività di preparare pranzo e seguire il lavoro dell’idraulico vengono eseguite senza l’ausilio di un dispositivo informatico (anche se magari la ricetta la sto leggendo online sul tablet). Il resto può avvenire tutto tramite smartphone, pc, tablet, tv.

La verità, ancora una volta, è che noi umani non siamo computer e non abbiamo le capacità mnemonico-applicative che ci permettono di essere davvero multitasking come una macchina.

Il risultato, quindi, può essere poco vantaggioso: le verdure bruciano, rispondiamo frettolosamente a qualcuno che aveva chiesto il nostro intervento, perdiamo il filo del discorso iniziato in chat e ascoltiamo con poca attenzione l’idraulico senza capire quale sia il reale problema in bagno.

Questo accade perché inseguiamo la quantità a discapito della qualità.

 

Online trovi diversi articoli che illustrano esperimenti utili a comprendere gli effetti del multitasking e su quanto questo aumenti la distrazione e riduca la qualità di ciò che stiamo facendo. Io ti consiglio questo di State of mind e questo pubblicato sul Corriere della Sera.

 

Inoltre il multitasking rende ancora più difficile l’attività mnemonica. Costringendoci a portare avanti di diversi task, interrompiamo e riprendiamo continuamente le varie attività nel corso del tempo. Così facendo dobbiamo rifocalizzarci continuamente su una diversa attività.

Prendo spunto da questo aspetto per confrontare il multitasking e la multipotenzialità.

 

Multitasking e multipotenzialità

L’intermittenza “lascia e riprendi” tra le attività è la condizione base perché si possa parlare di multitasking. In informatica questo è un cambiamento di contesto.

La multipotenzialità invece esalta la coesione e la continuità tra le attività.

Una attività svolta in maniera continuata è eseguita con concentrazione e possibilmente con poche distrazioni.
La multipotenzialità è un approccio e non l’abilità – più o meno efficace – di fare più cose insieme.
 

Un multipotenziale è un costruttore di continuità.Click To Tweet

 
Per un multipotenziale il valore sta nella qualità di ciò che fa, nel riuscire a dare il giusto ruolo alle diverse attività nel corso della giornata così come della vita. Sente il bisogno di costruire delle relazioni di valore tra di esse. Inoltre fa in modo che queste connessioni arricchiscano sé stesso e il proprio percorso professionale.

 

Perché questa confusione?

Insomma, multitasking e multipotenzialità hanno in comune l’elemento “multi”, ma si tratta di diverse forme di molteplicità. Il resto delle due parole composte fa la differenza.
Non “tanti compiti” da fare (multi-tasking) ma “molteplici possibilità realizzative” da equilibrare (multi-potenzialità).

Seppur questo accostamento non sia corretto, chi lo ha proposto non è da biasimare. Infatti online a volte si parla di multipotenzialità focalizzandosi su aspetti propri del multitasking. E questo può essere fuorviante.

Mi riferisco, ad esempio, alle pratiche che aiutano a organizzare la giornata in base alle attività – obbligate e desiderate – da svolgere. Pratiche e tecniche di time management possono essere utili a tutti e, verosimilmente, a chi insegue un desiderio pratico di multitasking. Ma non sono legate all’essere un multipotenziale migliore o al realizzarsi come tale.
 

Non “tanti compiti” da fare (multi-tasking), ma “molteplici possibilità realizzative” da equilibrare (multi-potenzialità).Click To Tweet

 

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Con questo articolo ho chiarito la differenza tra multipotenzialità e multitasking. Fammi sapere cosa ne pensi così arricchiamo il dibattito.

Un consiglio: non fare come me! Sono un multipotenziale che a volte gioca a fare multitasking, ma spesso brucia le verdure. Risultato: il triplo del lavoro da fare 🙁

No, il multiasking non mi sembra utile.
La multipotenzialità invece mi piace tantissimo!

 

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A presto!
Fabio.
 
 
 

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Scritto il 6 novembre 2018
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