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Nicoletta Boldrini: una multipotenziale a caccia di innovazione

Intervista, Lavoro e carriera, Multipotenzialità Commenti (2)

Quanti di voi si definiscono “multipotenziale” anche nel proprio curriculum? Quanti lo fanno su LinkedIn o altri social network?

 

Definirsi “multipotenziale” è una scelta molto importante per almeno due motivi:

  • Si è consapevoli di usare un vocabolo poco diffuso o almeno non consolidato e che quindi potrebbe non essere totalmente compreso da chi legge.
  • Non si fornisce una informazione tecnica e oggettiva delle esperienze lavorative passate e desiderate, ma si definisce il proprio approccio alla formazione e al lavoro.

A una prima analisi entrambi gli aspetti nascondono dei rischi, ma sostengono fortemente la valorizzazione della multipotenzialità.
La forte consapevolezza che determina una scelta di questo tipo è vitale alla diffusione del concetto di multipotenzialità.

Questa breve premessa mi è sembrata necessaria prima di introdurre l’intervista e l’intervistata che sto per presentarvi.

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di parlare di multipotenzialità con Nicoletta Boldrini, giornalista del gruppo Digital 360 e direttore di AI4Business, testata su intelligenza artificiale, realtà virtuale e robotica.

Visitate il profilo LinkedIn di Nicoletta Boldrini e nel sommario non troverete soltanto i riferimenti al suo ruolo, ma anche il suo modo di essere: multipotenziale.

La prima domanda è stata quindi d’obbligo.

Nel tuo profilo LinkedIn indichi chiaramente di essere “multipotenziale”. Perché questa scelta?

Ho voluto esplicitarlo perché credo che ci sia ancora moltissima ignoranza in merito: da un punto di vista generale, sono ancora moltissime le persone che non hanno la benché minima idea di cosa significhi “multipotenzialità”; da un punto di vista più specifico, anche dopo averne compreso il significato, molte persone tendono a dare un’accezione negativa alla multipotenzialità.

Quanto è importante per te avere a disposizione una parola che riassuma un determinato approccio alla carriera e alle competenze?

Fondamentale, al punto da metterlo in un profilo professionale che oggi ha del tutto sostituito il classico curriculum vitae. Anche se, devo ammettere, molto spesso mi chiedono cosa voglia dire.

Quando e come hai capito di essere multipotenziale?

Ho ascoltato Emilie Wapnick nel suo TEDTalk Perché alcuni di noi non hanno un’unica vera vocazione e dopo dieci secondi di speech ho subito capito che faceva per me. Rivelatore è stato il momento in cui ha chiesto alle persone in sala “Cosa vuoi fare da grande?”: molti non lo avevano ancora deciso, o capito.

Mi ritrovo nella definizione di Emilie quando penso alle tantissime attività (spesso molto eterogenee) che tendo a fare contemporaneamente e nella perdita di interesse che provo quando tali attività diventano per me facili da svolgere e quindi noiose.

Questo mio essere multipotenziale per certi versi si scontra però con la mia professione. Occupandomi principalmente di tecnologia e innovazione ho scelto una forte specializzazione. Ma fare la giornalista significa svolgere sempre tante attività diverse e in questo modo riesco a valorizzare la mia multipotenzialità.

Pensi che la tua multipotenzialità sia cambiata nel tempo?

È decisamente cambiata! Prima di capirne il senso la classificavo come una mia incostanza. In realtà è cambiata (e cambierà ancora!) perché lo studio e il lavoro mi hanno trasmesso metodo e governance che personalmente non trovo per nulla in contrasto con il concetto di multipotenzialità: si possono fare tante cose, contemporaneamente o sequenzialmente. Sono certa che farle con un approccio metodologico che ne permette controllo e gestione, dal mio punto di vista, ne accelera i risultati.

Per un certo verso vivo e intendo strategia, governance e analisi come strumenti per fare prima (e meglio) qualcosa che mi consentirà poi, una volta raggiunta quella meta, di passare ad altro.

 

Metodo e governance sono di ausilio alla multipotenzialitàClick To Tweet

 
Di solito nella seconda parte delle mie interviste mi concentro sul tema del lavoro relativamente alla multipotenzialità. L’esperienza e le competenze dell’intervistato arricchiscono questa relazione.
Con Nicoletta Boldrini ci siano concentrati sul suo lavoro di giornalista e sulle tematiche delle quali si occupa: tecnologia, mondo digitale e innovazione, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale.

Tu sei una giornalista e ti occupi principalmente di tecnologia e innovazione. Quanto è utile la multipotenzialità nel tuo lavoro di giornalista?

Nel tempo, credo sia la caratteristica che mi ha permesso di mantenere sempre viva la curiosità e la voglia di capire e approfondire (e quindi di non annoiarmi mai… non ancora, perlomeno). Ho la fortuna di occuparmi di temi che corrono molto veloci, soprattutto negli ultimi anni e che mutano ed evolvono rapidamente. C’è sempre qualcosa da imparare, quindi è perfetto per “una come me”.

Come è stata utile la tua multipotenzialità nel lavoro? Ti è mai sembrata un problema?

Come accennato nella risposta precedente, il desiderio di conoscere sempre cose nuove credo che sia un valore per una professione come quella che svolgo e che “mi ha scelta”: non ho fatto studi specifici in ambito informatico, tecnologico o sulla ricerca scientifica e nemmeno pensavo di poter fare la giornalista. Dopo l’istituto tecnico-commerciale ho fatto Giurisprudenza convintissima che sarei diventata un avvocato… e invece è cambiato tutto.

Personalmente non ho mai vissuto questa mia indole come un problema, forse lo è stato per qualcuno che ho incontrato (professionalmente e personalmente) lungo il cammino.

Spesso i multipotenziali sono figure in grado di avere una visione più ampia di alcune realtà e problematiche. Quali sono altre qualità tipiche che dovrebbero sfruttare in ambito lavorativo?

La voglia di imparare, conoscere e capire cose nuove.
Ma vorrei darti un’altra prospettiva, quella di un’azienda o un’organizzazione: queste devono valorizzare chi ha capacità e caratteristiche tipiche del multipotenziale. Solo così possono “trattenere” quel talento, altrimenti è inevitabile che questo prenda strade diverse. Un multipotenziale ha bisogno di stimoli, creatività, sfide… tante sfide! Ma ha anche bisogno di collaborazione, condivisione, apertura. L’appiattimento umano che si crea in ambienti aziendali tossici o a seguito di inefficaci gerarchie di management, ormai sempre più frequenti nelle aziende, per un multipotenziale sono come la criptonite per Superman.

 

Un multipotenziale ha bisogno di collaborazione, condivisione, aperturaClick To Tweet

 
Mi piacerebbe approfondire con te il rapporto tra mondo tech e multipotenzialità.
Da attenta osservatrice e conoscitrice delle principali innovazioni in ambito tecnologico e digitale, credi che un approccio multipotenziale possa essere utile per affrontare le attuali e future sfide dell’evoluzione tecnologica? Ad esempio penso alla robotica o all’intelligenza artificiale, ovvero ad ambiti così complessi dove, secondo me, non bastano le sole competenze specialistiche.

Sicuramente un approccio multipotenziale (inteso quindi come una sorta di “metodo” anche per chi ha caratteristiche meno spiccate di multipotenzialità) è di grande aiuto, soprattutto per l’adattamento al processo evolutivo.
L’Intelligenza Artificiale è una delle tecnologie esponenziali che avrà impatti sulle nostre vite in tempi rapidissimi. Avverrà tutto così rapidamente da non concedere all’essere umano il fisiologico tempo di “adattamento”. E sapersi adattare è molto importante per gli esseri umani. Per fare degli esempi, nei secoli questa capacità ha permesso alla specie umana di abituarsi al cibo cotto, alla coltivazione e alla produzione di massa, persino all’automazione.
Oggi sulla terra convivono generazioni di persone che utilizzano il cervello in modo completamente differente tra di loro. L’intelligenza non c’entra nulla, mi riferisco all’innovazione tecnologica attuale e di come questa abbia più o meno impattato sulle nostre vite e in quale fase della vita: per alcuni sin dalla nascita, per altri in età adulta. Chi ha una predisposizione naturale al cambiamento, “regge” in modo più facile queste sfide evolutive.

Per quanto riguarda invece la professionalità e le nuove competenze, è verissimo che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale richiede multidisciplinarità e conoscenza sia di materie umanistiche che scientifiche, ma sarebbe un grossissimo errore pensare di poterle avere in un’unica persona. Servono, al contrario, competenze specialistiche molto forti (dalla matematica alla filosofia) capaci però di integrarsi e cooperare con una visione ampia, creativa e un approccio al pensiero laterale per risolvere problemi complessi (come quello dell’etica e del potere degli algoritmi sulla vita delle persone).

 

Nelle ultime due risposte Nicoletta Boldrini tratta alcune questioni molto importanti in un dibattito articolato sulla multipotenzialità. Torniamoci su per focalizzarle meglio.

La prima riguarda il rapporto tra multipotenziale e azienda. Nicoletta sottolinea la necessità per le aziende di “trattenere” un multipotenziale riconoscendo l’importanza di una risorsa di questo tipo.
Come sostengo anche io, per fare questo è necessario un generale progetto di valorizzazione delle risorse al fine di una migliore collaborazione professionale. È fondamentale quindi coinvolgimento di varie figure – HR, formatori, leader, … – in grado di stimolare il talento e creare condivisione.

Altro aspetto rilevante e quello dell’attuale convivenza di generazioni di persone che usano il cervello in maniera diversa. Oltre a quanto giustamente detto da Nicoletta, voglio sottolineare anche l’importanza della contestualizzazione di questa realtà.
Saper contestualizzare i fenomeni è un tipo di ricerca molto articolata e che troppo spesso viene tralasciata per focalizzarsi sul presente, sulla soluzione, su qualcosa che apparentemente sembra più efficace.
Come invece sostengo ampiamente nel mio libro Multipotenziali, contestualizzare è un processo molto importante e necessario a comprendere i fenomeni nella loro complessità: le origini, le relazioni, le potenzialità (positive e negative) e i possibili sviluppi sui quali investire.
Se non contestualizziamo la convivenza di cui parla Nicoletta non possiamo capire come questi cervelli possano collaborare nell’azienda e nella società civile. Altrimenti avremo incomprensione, distanza, scontro.

Su questa base, nel mio libro sostengo la necessità di contestualizzare la multipotenzialità al fine di creare collaborazione e valore. E ciò deve essere fatto secondo diversi approcci (potrei dire in maniera “multipotenziale” o almeno “multidisiplinare”): storico, sociologico, culturale, psicologico, economico, linguistico.
 

Oggi convivono generazioni che utilizzano il cervello in modo differenteClick To Tweet

 
In ambito tecnologico, credi che la multipotenzialità possa essere più utile per creare qualcosa di nuovo (nuovi prodotti, nuove soluzioni, nuove professioni) o nell’affiancare i vari specialisti come figure di intersezione tra più ambiti d’indagine e campi operativi?

Direi in entrambi i casi. Se un’azienda deve trovare nuovi sbocchi commerciali, sviluppare nuovi prodotti o servizi, è decisamente utile sfruttare capacità creative accanto a quelle di analisi e governo. Oggi, indipendentemente dal fatto di trovare figure multipotenziali o meno, tante aziende si stanno avvicinando all’open innovation, al design thinking e a metodologie come la Lean Startup e credo che questo sia un fenomeno davvero molto importante che poterà imprese e persone ad “uscire dagli schemi” per fare qualcosa di nuovo. A una persona con caratteristiche di multipotenzialità questo passaggio risulta naturale quindi averla accanto agli specialisti è decisamente un valore aggiunto.

Insisto comunque sul fatto che un multipotenziale non è la “risorsa magica”, non può risolvere i problemi di un’azienda o affrontarne singolarmente le sfide. La multipotenzialità ha un “lato oscuro” che professionalmente potrebbe, se non gestito, generare problemi: un multipotenziale “puro” si annoia facilmente ed è alla continua ricerca di novità, per un’azienda strutturata potrebbe rappresentare un serio problema perché il rischio che questi talenti non riescano a focalizzarsi per medio-lunghi periodi è alto. Se è vero che la cultura e l’ambiente aziendale hanno un fortissimo peso sulla produttività, ancor di più lo hanno per un multipotenziale; di contro, i multipotenziali (se vogliono lavorare in azienda) devono trovare quel necessario “spirito di adattamento” che serve per lavorare in contesti strutturati e governati da processi prestabiliti.

Quale futuro professionale immagini per i multipotenziali?

Il mondo sta cambiando molto rapidamente, ma per i multipotenziali non sarà affatto un problema. Il posto fisso è definitivamente morto come concetto, l’open innovation ha scardinato anche le più strutturate e regolamentate aziende del mondo, l’innovazione tecnologica spinge ad un continuo rinnovamento e adattamento anche le imprese storiche che per anni sono riuscite a rimanere competitive pur nella loro stabilità di business. Credo che i multipotenziali abbiano decisamente più opportunità professionali di altre persone, proprio per la capacità di cambiare.

L’importante, è che imparino a non vivere come un dramma la cultura aziendale orientata al governo di processo, all’analisi e al controllo. Io ho imparato a farne un vantaggio personale: più analizzo e controllo, prima e meglio raggiungo l’obiettivo quindi posso passare ad altro.

Quale libro consiglieresti a un multipotenziale?

Un multipotenziale legge di tutto!

Consiglio La singolarità è vicina di Ray Kurzweil per avere un’idea di quali potrebbero essere gli effetti di questo accelerato ed esponenziale ritmo di cambiamento.

Inoltre consiglio Lezioni di vita randagia di Susan Wilson perché spesso, basta un attimo perché tutto cambi (per chi lo desidera, consiglio la lettura originale in inglese, il titolo è One good dog).

  
 
 

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Scritto il 25 luglio 2018
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2 Responses to Nicoletta Boldrini: una multipotenziale a caccia di innovazione

  1. Maria Ammatuna ha detto:

    Grazie Nicoletta e complimenti per essere sempre te stessa regalandoci la tua energia!! Leggendoti mi riconosco in tante cose…ma allora potrei essere superpotenziale anch’io??!! Wow… grande sfida esserne consapevoli!! 🙂

  2. Nicoletta Boldrini ha detto:

    Cara Maria,
    se ti ritrovi come “natura” certo… oggi grazie ad Emilie Wapnick almeno diamo un nome alla nostra schizofrenica rincorsa del nuovo 😉

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